La Classe
La Classe è uno degli ultimi lavori di Marco Appugliese esposto di recente in una personale presso la sede romana della UET. Si tratta del primo album in digitale e a colori: abbandonate le atmosfere remote delle sue silhouette femminili, l’autore romano si cimenta con un tema più quotidiano e leggero divertendosi a ritrarre con freschezza e ironia diciannove ragazzi, apparentemente qualunque, nella flagranza della loro giovinezza, dei loro intrighi, della loro bellezza. Sono i diciannove protagonisti di una classe scolastica che hanno condiviso, con l’intensità propria dell’adolescenza, alcuni anni della loro vita. In quella classe, oltre che il prof. Appugliese, oltre che l’amico Appugliese, c’era anche il fotografo Appugliese che ha scorto in quei giovanissimi e nel loro divenire adulti sfumature di caratteri, peculiarità di espressioni che solo chi ha saputo conoscerli e osservarli a lungo è in grado di catturare. Non riconosceremmo la mano di Appugliese se non fosse che anche questi scatti in digitale denunciano quella precisione tecnica, quell’impeccabile padronanza delle luci di cui l’artista romano ha sempre dato prova e che, trasposte nella policromia, si rivelano nell’estrema nitidezza visiva, nell’ esattezza delle forme, nella fermezza del colore.
La mostra è ritmicamente costruita: si apre con un autoscatto in cui l’autore è intento a fotografare il set su cui si alterneranno i protagonisti posandovi per ritratti individuali o scene di gruppo. Nell’esposizione tali scatti si presentano ordinati secondo una sequenza ternaria in cui ciascun soggetto (tranne evidentemente l’ultimo) compare da solo e con due diversi compagni dando vita così ad una catena ininterrotta.
Se i ritratti, dal taglio assai ravvicinato, ci sorprendono per la vivezza comunicativa, le scene di gruppo, quasi dei tableaux vivants, ci disorientano, alludendo evidentemente a un vissuto collettivo, intimo e proprio alla Classe, cui le didascalie possono solo avvicinarci per indizi, appartenendo anch’esse, nei loro ironici e complici rimandi, a un universo a noi estraneo ma, forse proprio per questo, di stuzzicante attrazione emotiva e visiva.
(R. M.)
























